Alpi Apuane

È qui, nelle sue cave, che viene estratto il marmo più famoso al mondo, il bianco di Carrara. Le chiamano “montagne irripetibili” per gli scorci che offrono, unici nella loro suggestività: creste affilate, pareti vertiginose, gole e dirupi, a breve distanza dalle spiagge della Versilia. Queste sono le Alpi Apuane, meta prediletta dagli amanti del trekking e delle escursioni in alta quota.
Ogni vetta è spesso associata a una leggenda, a storie così radicate nella tradizione popolare che lo scorrere del tempo non è riuscito a cancellare. Tra i picchi maggiormente ambiti, la Pania Secca e la Pania della Croce, la più alta delle Panie, con i suoi antichi ghiacciai, il Monte Tambura, citato da Dante nell’Inferno della Divina Commedia e il Monte Sumbra, la montagna che cambia aspetto a seconda del punto di osservazione.
E poi ancora il Monte Forato che affascina escursionisti da tutto il mondo per il suo arco naturale, il “foro” che si è creato nei secoli a causa dell’acqua e del vento che hanno eroso la roccia calcarea. Ogni solstizio d’estate, molti turisti ed appassionati si ritrovano nei prati che circondano il paesino di Pruno per vedere il sole sorgere all’alba attraverso il foro: un rituale antico e pagano che risale all’era pre-romana e che ancora continua a sopravvivere.
Il Monte Matanna, con i suoi verdi prati e i tanti sentieri percorribili, è da sempre meta di famiglie che lo scelgono per divertenti picnic. E infine il Pizzo della Caranca, ammirabile nei suoi 1946 metri dall’incantevole Lago di Gramolazzo e meglio conosciuto come Monte Pisanino. Qui, secondo la leggenda, morirono due soldati pisani che si rifugiarono in Garfagnana dopo essere stati accusati di tradimento dal loro esercito. Uno dei due morì immediatamente, l’altro ferito, si salvò grazie alle amorevoli cure di una giovane che abitava nella zona. Non disse mai il suo nome, così fu soprannominato “Il Pisanino”. Purtroppo nemmeno lui riuscì a sopravvivere e fu seppellito nel giardino della ragazza che ogni giorno piangeva sulla sua tomba. Ogni singola lacrima versata dalla giovane divenne una pietra e fu così che, pietra dopo pietra, su quel giardino si formò il monte più alto delle Apuane che prese il nome del ragazzo che mai pronunciò il suo.
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